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Chi siamo?

La F.U.C.I., Federazione Univesitaria Cattolica Italiana, nata nel 1896 dall’unione di circoli universitari cattolici esistenti in alcune città d’Italia, è una aggregazione ecclesiale di gruppi di studenti universitari che, negli anni dello studio e della formazione, vogliono percorrere insieme un cammino di fede e di crescita culturale, vivendo un’esperienza di Chiesa nel solco della tradizione centenaria della Federazione


mercoledì 7 settembre 2016

Settimane teologiche di Camaldoli 2016

La testimonianza della nostra presidentessa


Durante l'estate sono molteplici le possibilità di come passare il periodo delle vacanze, i giovani universitari della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) decidono di ritrovarsi al Monastero di Camaldoli nella splendida cornice del Casentino. Quest'anno, a causa della concomitanza con la GMG, è stato scelto di diversificare la proposta: una prima settimana di esercizi spirituali dal tema “I sentieri interrotti della misericordia” e una seconda “classica” settimana teologica dal tema “Povertà e giustizia, nel mondo con gli occhi del vangelo”.
Io ho partecipato alla settimana teologica per la prima volta, carica di aspettative e domande: non sapevo bene cosa aspettarmi e mi ponevo anche io la domanda che molti potrebbero farsi leggendo questo articolo: perchè dei ragazzi dovrebbero decidere di trascorrere una settimana di agosto presso un monastero? Se quando sono partita la risposta che mi ero data era forse perchè siamo ragazzi che vivono la FUCI e quindi a cui piace interrogarsi, prendere del tempo per riflettere e per stare insieme; adesso che l'ho vissuta, posso dire che è molto di più di questo.
Si sceglie di andare a Camaldoli perchè dopo un anno passato nella fatica dello studio è ciò che può permetterci di staccare da tutto, riflettere su noi stessi e su ciò che ci circonda, lontani dal frastuono delle città, dai social network ecc... A Camaldoli il telefono prende solo in alcuni punti e non vale per tutte le compagnie, anche se adesso c'è la possibilità di utilizzare la rete wifi del monastero a pagamento. Io ho deciso di prendere questa situazione quasi come una sfida, di non utilizzare il wifi, di staccare da tutto ed è stato molto più facile del previsto: vivere le relazioni con gli altri in modo autentico, senza il “disturbo” degli smartphone, l'ansia di dover essere sempre raggiungibili, è qualcosa che fa stare bene.
Inoltre a Camaldoli si va per riflettere su un tema e quello di quest'anno a me, che studio giurisprudenza, stava particolarmente a cuore. Le relazioni dei professori Massimo Grilli e Cristina Simonelli ed il confronto con loro e gli altri ragazzi hanno fornito a tutti noi alcune risposte e fatto nascere nuovi dubbi, stimolando la ricerca.
In particolare, però, si va a Camaldoli per Stare Insieme: si ha l'occasione di conoscere meglio gli altri fucini d'Italia, molti dei quali abbiamo già conosciuto agli altri appuntamenti nazionali, ma a Camaldoli si ha l'occasione di vivere insieme a loro un'intera settimana. Nella giornata scandita dai ritmi di preghiera dei monaci camaldolesi c'è tempo per parlare e confrontarsi, mangiare insieme, sparecchiare insieme, organizzare le serate per poi stare svegli fino a tardi e... cantare l'immancabile inno fucino!
L'aspetto che rende davvero unica questa esperienza, ma che a mio parere pervade la vita di chi fa parte della FUCI è la gioia dello stare insieme, la fratellanza, il sentirsi così vicini agli altri ragazzi con cui si condividono importanti momenti di crescita, al punto che dopo una settimana ci sembra di conoscerli da sempre. È proprio questa gioia che alla partenza per tornare a casa porta qualcuno a versare una lacrima, ma ci si saluta con la voglia di ritrovarsi al prossimo appuntamento per vivere altri bei momenti insieme!  

Stella Capodicasa



Giovani verso domani: 65°Congresso Nazionale della FUCI

Discutere insieme per ripensare il domani: questa era la sfida da cui sono partiti i lavori del 65° congresso nazionale della FUCI, tenutosi a Chieti dal 5 all'8 maggio 2016.
Il congresso aveva come titolo “Giovani verso Domani. Università, formazione, lavoro: quale realtà per quali prospettive”.
Nel corso dell'evento sono intervenuti alcuni illustri relatori, tra cui S.E.R. Mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto, S.E.R. Mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della CEI e Roberto Napoletano, direttore de “Il Sole 24 Ore”.
Si sono tenuti anche una tavola rotonda e dei laboratori per incrementare le occasioni di confronto con gli stessi relatori e tra noi ragazzi.
Nei giorni del congresso noi ragazzi della FUCI sperimentiamo davvero cosa significa Vivere la FUCI: lo sentiamo nelle parole dei relatori che ci invitano a riflettere sulle varie tematiche, lo vediamo sui volti dei vecchi amici ritrovati e dei nuovi appena conosciuti, lo percepiamo nell'atmosfera di festa che regna nella serata di benvenuto, nel clima di confronto e di partecipazione all'assemblea federale, momento di massima espressione democratica della federazione.
Al giorno d'oggi noi giovani ci sentiamo pervasi da un'atmosfera di incertezza, privati della possibilità di sognare, di scegliere la nostra strada, il nostro percorso di studi in base alle nostre attitudini e alle nostre passioni. Sentiamo di vivere in una società strutturata sulla prestazione, sull'”essere funzionali a”, in cui l'agire è condotto in vista dei risultati e delle valutazioni che ne deriveranno.
Noi, invece, vogliamo scegliere di inseguire i nostri sogni, di costruire un nuovo Domani senza arrenderci a questa logica. Siamo convinti che altrimenti, se smettessimo di sperare, allora sì che non esisterebbe più un nuovo Domani.
Noi giovani della FUCI, che abbiamo una spinta in più che ci viene dall'amore di Cristo, vogliamo riscoprire la relazione, l'ascolto e l'aiuto dell'altro contro la visione della società come una perenne competizione tra gli individui. In una società dove l'elemento centrale sembra il successo, in cui si afferma che solo i migliori sono destinati a prevalere, noi riteniamo che non esista solo il successo e ci rifiutiamo di leggere ogni cosa in un'ottica economica. Noi vogliamo avere la possibilità di fare il mestiere per cui sentiamo di avere una vocazione, di non dover essere “obbligati” a emergere, a imporci sugli altri perchè secondo molti è l'unica prospettiva.
I nostri gruppi dove ci si interessa, si discute, ci si confronta, possono essere un punto di partenza verso nuove prospettive tutte da costruire.
È luogo comune dire che noi giovani siamo gli adulti di Domani che erediteranno il mondo, ma quand'è che si diventa adulti? Non ci possiamo forse già considerare adulti dal momento in cui ci assumiamo la responsabilità delle nostre scelte? Allora noi siamo gli adulti di Oggi, pensiamo di avere già ereditato il mondo e vogliamo cercare di fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per migliorarlo. Nessuno potrà privarci delle nostre passioni, dei nostri sogni, dei nostri progetti e delle nostre speranze.
Stella Capodicasa

martedì 1 dicembre 2015

Incontro del 26 novembre 2015

Il multiculturalismo, il fallimento dell'ideale del melting pot


Se si affronta l'immigrazione da un punto di vista sociologico ci si pone la domanda di cosa avviene nella società quando si verificano fenomeni migratori. La risposta che possiamo dare è che si verificano incontri tra culture anche molto diverse tra loro che possono arrivare a generare situazioni di conflitto se non si cerca di intervenire nel modo adeguato anche da parte dello stato. Prendendo in esame due dei modelli adottati in Europa, troviamo quello francese dell'assimilazione (eliminazione delle differenze, imponendo gli aspetti della cultura dominante) e quello tedesco del multiculturalismo (tolleranza distaccata, restringendo gli ambienti sociali d'incontro). Entrambi i modelli sono risultati un fallimento per l'integrazione degli immigrati nella società e hanno ottenuto l'effetto contrario di favorire la discriminazione. 
Oggi ci si interroga sulla possibilità di favorire un approccio interculturale che incentivi lo scambio e il dialogo tra le culture per una comprensione delle differenze reciproche che argini il pregiudizio e la discriminazione. In Italia troviamo una legislazione che non appare aggiornata e adeguata alle richieste della società, anche se un primo passo verso una presa di posizione sul problema è stata fatta introducendo nel 2012 "l'accordo di immigrazione" che prevede diritti e doveri presi in carico sia dall'immigrato, sia dallo stato, al momento della concessione del permesso di soggiorno.  Questo intervento è molto recente, ai posteri la valutazione dei risultati che potrà o meno conseguire.

Stella Capodicasa

Incontro del 19 novembre

Il marketing multiculturale



Il Marketing Multietnico è una tipologia di marketing che utilizza l’appartenenza etnico-nazionale come variabile principale per la segmentazione dei mercati.
Nel 2006 è nata ETNOCOM, un’impresa che si occupa di studiare gli stili di vita e di consumo degli immigrati per offrire alle aziende e alle istituzioni italiane un nuovo target a cui proporre prodotti e servizi. Si cerca di comunicare direttamente con loro, senza pregiudizi, nella loro lingua, nel rispetto della loro cultura, interpretando i loro desideri e le loro aspirazioni. Troviamo esempi di marketing multietnico nelle campagne delle Tim.
Questo tipo di marketing parte inizialmente dalle banche, dalle assicurazioni e dalle compagnie telefoniche. Successivamente si passa anche al comparto arredamento pubblicizzato in più lingue e alla Fortuna (la più grande agenzia di scommesse italiana, la Sisal, ha promosso una campagna in diverse lingue per il nuovo gioco WinforLife).
È giusto fare un welcome marketing (un marketing accogliente) o bisogna fare un marketing solo per gli italiani? È necessario fare attenzione anche al nuovo segmento di mercato emergente, cercando di capire i suoi bisogni? Tanti interrogativi a cui ognuno può rispondere come meglio crede.

Serena Capodicasa

sabato 14 novembre 2015


Sei agli ultimi anni delle superiori e vuoi conoscere il mondo universitario? Hai iniziato l'università ma ti trovi disorientato?
Ti aspettiamo 21 novembre a partire dalle 18 per una serata di ORIENTAMENTO! 
- Ore 18:00 intervento di Serena Capodicasa, dottoressa in Marketing e Ricerche di Mercato, già presidente del gruppo FUCI di Lucca 
- Scambio di esperienze e informazioni sulle varie facoltà
- Cena insieme e MUSICA!

mercoledì 14 gennaio 2015

incontro 8 gennaio 2015

Lo scorso 8 Gennaio si è tenuta presso l'aula studio FUCI un incontro dal titolo “La sessualità come apertura alla trascendenza: spiritualità, erotismo e etica cristiana” tenuto dal fucino Niccolò Bonetti.
La relazione ha fatto una panoramica generale sul senso della sessualità nel cattolicesimo contemporaneo confrontando la posizioni magisteriali con alcuni nuovi approcci teologici.
La sessualità ha radicalmente cambiato il suo senso negli ultimi cinquant'anni ma le chiese non sono riuscite più a trasmettere una visione credibile di affettività vissuta in modo cristiano rimanendo spesso legate ad una concezione astratta, metafisica, biologistica e statica della sessualità.
La sessualità è un fatto complesso e variegato che non si riduce né alla genitalità né alla procreazione, è un aspetto fondamentale e globale della persona umana; essa è strutturalmente relazione e dialogo, apertura all'altro\a e dono di sé, fattore di socializzazione ed espressione della propria interiorità.
Essa inoltre assume per il\la credente il significato di apertura alla trascendenza poiché nel dono reciproco e integrale degli amanti non solo si prende coscienza di sé tramite l'altro\a ma ci si  apre al mistero della relazione trinitaria.
Paiono quindi inadeguati gli approcci teologici e pastorali che riducono la sessualità alla procreazione o la ritengono sempre immorale al di fuori dell'istituto matrimoniale o della coppia eterosessuale:  per quanto solo nel matrimonio sacramentale la sessualità sia pienamente adeguata ed espressione corretta dell'amore della coppia, questo non comporta che, quando non sussistano queste condizioni per fattori esterni non colpevoli, ci si trovi di fronte sempre a egoismo, perversione o lussuria.
Integrare la sessualità nella persona è un cammino mai concluso e non bisogna rinchiudere la persona all'interno di norme statiche e rigide ma mirare sempre alla fioritura e alla maturazione della persona, al suo bene concreto nella sua data situazione di vita, affinché diventi capace di donarsi senza reticenze o egoismi integralmente all'altro\a per divenire con lui\lei una sola carne.



Niccolò Bonetti